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Edizione 2012

 

XL di Repubblica
E’ uno spettacolo politically-uncorrect: non teatro sociale che fa uscire lo spettatore con la coscienza a posto, ma un lavoro che anzi imbriglia il pubblico in un terribile meccanismo di crudeltà. […] Black Reality è certamente uno spettacolo cinico, ma questo cinismo viene superato proprio da questa irrefrenabile urgenza di vita.

 

paeseseraPaese Sera
Il mezzo scelto dagli autori è il gioco, in cui sono coinvolti sia gli attori sia la platea. […] Ma la gara si rivela una metafora della lotta per la sopravvivenza e quello che si era presentato come un gioco una feroce selezione, da cui potrà uscire un unico vincitore, in grado di conquistarsi una simbolica cittadinanza italiana. La drammaturgia investe soprattutto sulla funzione degli spettatori, che si trovano a guardare e giudicare, nella distanza delle loro poltrone, in una posizione di sicurezza voyeuristica che inevitabilmente imita l’atteggiamento di chi vede ogni giorno in televisione uno spettacolo analogo.

 

fattoquotidianoFatto Quotidiano
Vorremmo che la buona vecchia retorica sui migranti rifiutati ci salvasse da una vera riflessione. Ma questa volta è impossibile, che quando un discorso viene tradotto in arte ci ritroviamo tutti nudi. […] Qui si parla una lingua orizzontale, qui ci si fa spazio a gomiti, si arranca. Qui, insieme a loro, si sudano i mesi andati a far di tutto, per essere, infine, parte di niente.

 

 

Edizione 2013

 

corriereCorriere della Sera
Cinismo, sarcasmo, sberleffo spesso sono usati dal teatro come strumenti per decifrare la realtà, anche le più dolorose e inquietanti: è il caso di «BlackReality», ciclo di spettacoli dedicato ai migranti, alla seconda edizione, inventato da Valerio Gatto Bonanni e Gianluca Riggi.

 

La Repubblica
Con questo capitolo, “Black Reality”, progetto laboratoriale oramai alla seconda stagione, si prefigge di mettere in scena l’attesa. Che si tratti di migranti, probabilmente poco importa, se non per il fatto che non essendo avvezzi al teatro ed essendo stati iniziati con ritardo ad esso, si regalano al pubblico nella più totale e sana ingenuità poiché il lavoro più grande e visibile fatto, è quello sul ritmo.
La chiave utilizzata per narrare le vicende delle diverse realtà migratorie a confronto con l’universo Italia, è stata quella della beffa, della burla e non di meno della gioia, sotto il segno della quale tutto si è concluso. Un pezzetto di storia da raccontare per ognuno, e a parlare è il corpo nella sua totalità, la pungente ironia dei modi di fare e dire appartenenti a chiunque.

 

fuorilemuraFuorilemura
Gianluca Riggi e Valerio Gatto Bonanni mettono in scena la paura, l’angoscia, la disperazione e la rasentata follia che caratterizzano la fase dell’attesa. Lo fanno in maniera “politicamentescorretta”: un gruppo di immigrati che si contende la cittadinanza italiana di fronte a un pubblico cinico e tagliente.