OCCHIO x OCCHIO

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Occhio x Occhio e il mondo diventa cieco

Idea e regia di Valerio Gatto Bonanni
Aiuto regia Francesca de Magistris, Azzurra Lochi e Federico Vanich
Con Edilson Araujo, Mohamed Kamara, Boutros Popos.
Scrittura scenica collettiva
 
Costumi Antonia D’amore, Caterina Stilitano
Luci e scenografie Marco Guarrera
Produzione SemiVolanti
In collaborazione con Spitime LabsArt e G.R.A.

 

Occhio X Occhio e il mondo diventa cieco è uno spettacolo che si ispira alla leggerezza della clownerie per riflettere sulla violenza che l’uomo attua sull’uomo e mostrare i meccanismi che possono interrompere questa modalità universale.

Perché l’uomo fa le guerre? Perché lo straniero ci fa paura? Da cosa nasce il desiderio di vendetta? Cosa ci offende e perché non riusciamo a controllare la nostra aggressività? Come si può porre fine alla catena dell’odio?

Ogni individuo porta in sé tutti gli elementi che costituiscono l’umanità nella sua generalità: dal micro – l’individuo – al macro – un popolo. Da due bambini che litigano per i pennarelli a due stati che si fanno la guerra per il petrolio.

Come esseri umani facciamo un’enorme fatica a spegnere i conflitti che sorgono, anzi spesso li alimentiamo con le nostre paure e frustrazioni fino a ingigantire i problemi e a metterci in una condizione distruttiva.

Secondo alcuni studiosi di scienze umane un buon modo per placare l’energia distruttiva, causata dal risentimento e dall’odio, è quello di fermarci, sospendere ogni azione, poi osservare cosa ci sta succedendo e infine accogliere la forte sensazione di comprensione e di amore verso la persona che prima odiavamo.

Abbiamo utilizzato il linguaggio della comicità dei clown (senza naso rosso!) per parlare di questa dinamica antropologica. Ripercorriamo, senza perdere il lato comico dell’esistenza, le tre diverse fasi di vita dell’uomo: infanzia, maturità e anzianità e tracciamo alternative comportamentali nutrendoci di musica, pazienza, dialogo e amore.

Spettacolo adatto dai 6 ai 99 anni.

 

Video di Daniele Napolitano

Foto di Matteo Nardone