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SELAM PALACE: RACCOLTA ABITI DAL 13 AL 18 MAGGIO

IL TEATRO VASCELLO DIVIENE LUOGO DI RACCOLTA DAL 13 AL 18 MAGGIO NEI GIORNI DI BLACK REALITY

Sono giovani, sono soli, sono spaventati: visitare oggi il Selam Palace significa confrontarsi in ogni angolo con un paio di occhi scuri enormi e terrorizzati. Terrorizzati da un paese che non conoscono e in cui non vogliono rimanere, da un’accoglienza ostile, da condizioni di vita disumane.

In questo breve articolo, Cittadini del Mondo cerca di fare luce sulla condizione di questi nuovi arrivati e lancia un appello per la raccolta di abiti, biancheria, prodotti per l’igiene personale.

Info e contatti per la raccolta:

E-mail: info@associazionecittadinidelmondo.it
Telefono: 389 911 28 93 / 342 31 73 54 / 339 19 58 778

Biblioteca Interculturale Cittadini del Mondo
Viale Opita Oppio 45, Roma

Giorni feriali dalle 15:30 alle 18:30

Nonostante quello che viene trasmesso all’opinione pubblica, l’arrivo di decine di migliaia di persone in cerca di riparo sulle coste italiane non è un’”emergenza”, ma una realtà perfettamente in linea con qualsiasi razionale previsione: la difficile situazione dei paesi dall’altra parte del Mediterraneo lasciava facilmente supporre l’elevato numero di arrivi in Italia non appena le condizioni meterologiche lo avessero permesso.
Eppure l’Italia non riesce a gestire coerentemente il fenomeno migratorio se non in termini di “emergenzialismo”; tale approccio non soltanto determina conseguenze negative per i richiedenti asilo, ma per le casse dello stato stesso: basti pensare alle convenzioni con enti privati per l’accoglienza di richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale in seguito all’insufficienza dei posti all’interno dei CARA (Centri di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) e dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). In base a tali convenzioni, numerosi enti privati vengono finanziati per l’accoglienza di persone che dovrebbero essere accolte da enti pubblici; tali finanziamenti, erogati in una situazione appunto di presunta “emergenza”, sono difficilmente controllabili e possono potenzialmente presentare delle “falle” da dove il denaro pubblico può cadere nelle mani di speculatori.

Tale gestione del fenomeno determina che inevitabilmente la situazione del richiedente asilo e del rifugiato in Italia sia di effettiva “emergenza”, dove per emergenza intendiamo qualsiasi situazione in cui un individuo si trovi a non essere adeguatamente accolto, nutrito, curato.
Tutto ciò viene complicato dal regolamento di Dublino; tale regolamento determina che lo stato europeo incaricato di fornire protezione internazionale ad un richiedente asilo sia lo stato nel quale per la prima volta il richiedente sia entrato nell’UE. La conclusione salta all’occhio:l’Italia si trova a dover affrontare il maggior numero di richieste d’asilo, e ad essere infine una “prigione” per migliaia e migliaia di persone che, dopo un percorso di indicibili sofferenze, sono obbligate a rimanere in un paese che non offre loro alcuna possibilità di risollevamento.

Ecco che, come prevedibile, gran parte di coloro che potrebbero presentare domanda di protezione internazionale cercano in ogni modo di evitare di essere identificati una volta in Italia, per poter proseguire il loro difficile viaggio fino ad un altro paese dell’UE in cui vi siano possibilità per costruire una vita diversa. Quelli che non ci riescono sono condannati a rimanere tra le difficoltà di un paese inadatto ad accogliere persone scampate alla tortura, alla persecuzione, alla guerra; nella migliore delle ipotesi verranno divisi dai loro famigliari e portati per un periodo in un centro d’accoglienza. La maggior parte di loro, invece, finirà in un edificio occupato insieme a centinaia di connazionali, in un paese di cui non conoscono la lingua, cercando un modo per sopravvivere.

Quelli che riescono a non essere identificati, invece, scappano dalle coste per proseguire il loro viaggio in Europa. Ma le loro risorse generalmente si sono già esaurite al momento del viaggio in mare; l’Italia diventa quindi il punto in cui devono aspettare o trovare il denaro necessario a partire di nuovo.
Nel frattempo sono esausti, soli, disperati, senza documenti. Arrivano nelle grandi città; cercano un posto dove dormire temporaneamente; se hanno amici, trovano aiuto da loro. Altrimenti, la loro destinazione sono le grandi occupazioni romane.

In particolare, il Selam Palace attualmente ospita circa 500 di queste persone: potenziali titolari di protezione internazionale, che per cercare una sorte migliore decidono di sottrarsi all’identificazione e proseguire il viaggio verso un altro paese europeo. Più della metà di loro sonogiovanissimi, terrorizzati e affamati. In un’età in cui dovrebbero occuparsi soltanto dell’istruzione, del divertimento e degli affetti, vengono costretti a fuggire da una situazione disperata, ad affrontare un viaggio rischioso attraverso il deserto e le prigioni della Libia (dove vengono torturati, malnutriti, esposti a condizioni igienico-sanitarie disumane) e il mare, su imbarcazioni di fortuna.
Si trovano quindi ad essere in Italia senza documenti, e dunque senza la possibilità di accedere ai servizi (in primis a quelli sanitari). Sono spaventati all’idea di uscire dalla fortezza del Selam Palace: l’ultima cosa che vogliono è essere identificati ed essere costretti a rimanere in questo paese. Per questo si rifiutano di andare al Pronto Soccorso, agli sportelli STP, presso le associazioni di volontariato.

Dormono dove trovano posto; il Selam Palace, che fino a poco tempo fa ospitava 1200 persone circa, oggi trabocca di vite umanee. Il comitato stima che ogni giorno arrivino 50 persone circa e se ne vadano 30. Il risultato è chiaro: il palazzo è al collasso.
Tre piani interi, compreso il garage, sono invasi da cartoni, coperte, stracci, giacigli di fortuna; i servizi sanitari, inadatti già per il numero abituale di abitanti, sono attualmente in numero ridicolo rispetto agli ospiti.
Ma il problema principale rimangono le condizioni sanitarie dei nuovi arrivati: il lungo viaggio, la malnutrizione e la disidratazione, le torture, hanno segnato queste persone fisicamente e psicologicamente. Necessiterebbero di cure adeguate, di vestiti, di servizi igienici; lo sportello sociosanitario dell’associazione di Cittadini del Mondo è saturo; il giovedì sera, i volontari sono costretti – non prima delle 23.30 – a bloccare gli ingressi per l’esaurimento dei vestiti e delle medicine: se non lo facessero, le persone continuerebbero ininterrottamente ad arrivare, e non vi sarebbe fine alla catena di occhi grandi e spaventati davanti alla porta dell’ufficio, bisognosi di soccorso e supporto.

Cittadini del Mondo lancia un appello sia ai privati che alle associazioni che agli enti pubblici e dispone unaraccolta di vestiti da uomo (in particolare biancheria intima), lenzuola, asciugamani, sapone, dentifrici e spazzolini. Ma anche qualsiasi altro tipo di aiuto è ben accetto: abbiamo bisogno di medici, di attrezzature sanitarie, di medicine e molto altro.

Inoltre, richiede l’aiuto di qualsiasi ente sia in grado di supportarla per la ristrutturazione dei servizi igieniciall’interno del palazzo, o per la fornitura di servizi chimici di emergenza. Da più di una settimana ormai Cittadini del Mondo ha richiesto invano per il Selam Palace dei servizi biologici, che sembra non siano disponibili; eppure in questo momento Roma pullula di bagni chimici per l’accoglienza dei pellegrini e dei turisti. Ci auguriamo che per questa volta Roma riesca ad aprire le sue grandi braccia di capitale italiana non soltanto ai fedeli cattolici, ma anche a queste centinaia di giovani bisognosi di supporto.

 


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